Coscienza e consapevolezza sono le due scale che ci conducono al cuore del nostro essere. La prima è la luce eterna che già siamo, la seconda è il cammino per riconoscerla in ogni esperienza. In questo articolo esploriamo come, attraverso la presenza e l’auto-osservazione, possiamo ritornare a “casa”.
di Claudia Tani
Coscienza: la luce che è in noi
La coscienza è la nostra essenza divina originaria, la scintilla dell’Uno che abita in ogni essere vivente. È ciò che siamo al di là della mente, del corpo e delle emozioni. Non si acquisisce né si sviluppa: la coscienza è, da sempre. È quella presenza silenziosa e neutra che può osservare tutto senza identificarsi con nulla.
Potremmo immaginarla come una luce eterna e immutabile, che dimora al centro del nostro essere, e che non viene mai intaccata dalle vicissitudini della personalità.
In alcuni insegnamenti viene chiamata anche Anima, Sé Superiore o testimone puro.
Per noi, la coscienza è ciò che vede, ma non giudica. Non ha contenuti, è uno stato dell’essere.
Consapevolezza: la strada per tornare a casa
La consapevolezza è invece la capacità dell’essere umano di portare luce nei contenuti della propria esperienza. È una pratica che deve essere sviluppata e implementata, è un atto attivo e quotidiano che ci porta ad accorgersi di ciò che accade dentro e fuori di noi, in ogni istante. È ciò che ci permette di osservarci mentre pensiamo, sentiamo, reagiamo.
È grazie alla consapevolezza che possiamo uscire dal pilota automatico, riconoscere i nostri meccanismi, portare l’ombra alla luce, trasformare il giudizio in discernimento, il dolore in insegnamento.
La consapevolezza è quindi, in ultima istanza, il processo del risveglio vero e proprio, è la la coscienza che si espande attraverso l’esperienza e l’osservazione.
Coscienza e consapevolezza, la relazione tra le due
Se dovessimo visualizzare in metafora la relazione che tiene insieme coscienza e consapevolezza potremmo dire che la coscienza è il sole, mentre la consapevolezza è il raggio che illumina ciò che incontra. Nella quotidianità delle cose, la consapevolezza ci permette di risalire gradualmente verso la coscienza, di rientrare in quella quiete che è oltre il pensiero e l’emozione, di “tornare a casa”. Perché, quando siamo consapevoli, siamo presenti, e quando siamo presenti, iniziamo a riconoscerci come coscienza.
In questo viaggio di “ritorno alla casa del Padre”, il Risveglio con le sue pratiche e i suoi esercizi funge da facilitatore perché ci permette di riconoscere i meccanismi inconsci (automatismi, giudizi, identificazioni) e portare consapevolezza (auto-osservazione, presenza, diario). Ci aiuta a stabilizzarsi nella coscienza (non reattività, silenzio interiore, intuizione) e a focalizzarci sull’agire dal Sé (servizio, bellezza, amore, missione)
Da questa prospettiva, il “lavoro su di sé” – ovvero il lavoro che compiamo sulla nostra personalità – non è di diventare più “coscienti”, ma di essere più consapevoli, per poter vivere sempre più da quello spazio di coscienza che già ci appartiene.



