Un giorno senza pronunciare la parola “io”

Trasforma la meccanicità in scelta, la parola automatica in silenzio fertile, il gesto ripetuto in presenza viva.

 

di Claudia Tani

 

Il cammino verso il risveglio della coscienza è fatto di studio e attenzione, certo, ma anche di esercizi e di tanta (tanta) pratica. Per questo oggi – e magari anche domani – prova a “praticare” un piccolo esperimento di presenza e volontà: per tutta la giornata, astieniti dal pronunciare la parola “io”.
Sembra semplice, eppure è una delle sfide più sottili e rivelatrici nel cammino del risveglio.

 

Ogni volta che ti sorprendi a usare questa parola, dai un piccolo colpetto ,con intenzione e sempre nello stesso punto, alla mano – che sia il palmo o il dorso, poco importa, purché sia sempre quello – per richiamarti al momento presente. Questo piccolo gesto, questa pacca, diventerà il tuo richiamo alla presenza. Ovviamente, non si tratta di farsi male o ferirsi, né nel corpo né nello spirito.
Il tocco deve essere un gesto amorevole, deciso ma gentile, proprio come quello di un genitore che, con dolce fermezza, richiama il proprio figlio al senso del dovere.

Perché ricorda: lo scopo di questo esercizio non è di reprimere, ma di risvegliare, ovvero disinnescare l’automatismo della parola “io” e a creare uno spazio interiore nuovo, più libero, più consapevole.

 

Ma non finisce qui.

Accanto a te, tieni un piccolo barattolo. Ogni volta che ti accorgi di pronunciare la parola “io”, prendi una moneta e, con intenzione, mettila nel barattolo.
Ancora una volta: si tratta di un pegno non per punirti, ma per sancire il passaggio dalla dimenticanza alla consapevolezza. Ogni moneta è un atto d’amore verso il tuo risveglio.

 

Il senso profondo di questo esercizio non sta nell’evitare una parola, ma nello scoprire quante volte essa emerge per automatismo, per abitudine, per bisogno di affermare un’identità.
Pronunciare “io” è spesso un modo per dire: esisto perché reagisco, esisto perché affermo, esisto perché mi distinguo. Ma chi sei quando non hai bisogno di definirti continuamente?

 

Tratta questo esercizio come un rito. Non giudicarti. Non c’è errore, solo consapevolezza che cresce. E soprattutto, osserva anche come ti senti nel pronunciare frasi senza mettere te stesso al centro. Scoprirai quanto spazio si apre quando il verbo non è posseduto dall’ego. Scoprirai che esisti anche senza definirti.

E se alla fine della giornata il barattolo sarà colmo di monetine, non sarà un fallimento, ma la prova del tuo coraggio di guardarti, ascoltarti e riconoscerti. Pensa a quel barattolo come fosse uno specchio. Ogni moneta racconta un passaggio, un momento in cui sei tornato a casa, dentro di te.

 

Se te lo senti, scrivi su un diario cosa è accaduto. Cosa hai imparato, cosa hai sentito, dove ti sei sorpreso, dove ti sei emozionato. Questo gesto semplice è un piccolo atto alchemico: trasforma la meccanicità in scelta, la parola automatica in silenzio fertile, il gesto ripetuto in presenza viva.

 

Che sia un buon giorno, pieno di silenzi fertili e di scoperte gentili.

 

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